CHE GIOIA!Chi non riconosce la gioia? E’ tra le emozioni positive, che ci trasmettono subito benessere, ci fanno stare bene dentro e fuori. Ma è anche vero che va riconosciuta, comunicata e anche nutrita, per viverla pienamente dentro noi stessi e con chi ci circonda. Ne parliamo con Ambra Durosini, psicologa e mediatrice familiare.

Di Laura Della Badia

La gioia in famiglia è una sensazione presente e fondamentale ma in alcuni periodi, presi dalla nostra vita frenetica, spesso ne siamo poco coscienti o non riusciamo a comunicarla nella maniera adeguata. Come possiamo invece trasmetterla e valorizzarla? Certo, è proprio così. A volte lasciamo scivolare l’emozione della gioia perché presi da una gestione quotidiana frenetica oppure perché abituati a far risuonare dentro di noi emozioni diverse, come la rabbia, l’ansia, il senso di colpa, la tristezza. Eppure la gioia ha tante occasioni per emergere, soprattutto con i bambini. I bambini sono dei produttori eccezionali di questa emozioni, ci ricordano la gioia per le piccole, grandi cose del quotidiano, un momento tutti insieme, il tempo di fare un gioco, una risata che sorge spontanea, la bontà della propria merenda preferita. Prendiamo quindi l’abitudine a non lasciarci sfuggire queste occasioni, lasciando i nostri bambini liberi di raccontare il loro mondo, abituandoci a re-inserire nelle nostre giornate lo spazio per momenti piacevoli, e rallentiamo in modo da riconnetterci con quello che sta succedendo, dentro e attorno a noi.

Molto importante è quindi la consapevolezza delle emozioni…Un gran vantaggio che offre la consapevolezza emozionale è quello di aumentare la capacità di controllo e di gestione delle emozioni stesse. Infatti tra emozione e successivo comportamento interviene il tempo della ragione che permette di scegliere le nostre azioni. Per emozioni come la rabbia o la tristezza, non è sempre vantaggioso per noi e per la relazione passare dall’emozione all’azione. Lo spieghiamo ai nostri bambini fornendogli strategie per evitare di “sfogare” direttamente la propria emozione sull’altro. Tuttavia questa riflessione è importante anche sull’emozione della gioia. La consapevolezza dell’emozione e dei comportamenti che mettiamo in atto successivamente ci rende più facile il compito di utilizzare al meglio questa carica positiva e di ricercare nuovamente situazioni positive anche nei momenti in cui ne abbiamo più bisogno. È facile comprendere il regalo che facciamo ai nostri bambini nell’ insegnar loro a ritrovare e percorrere la strada della gioia, che può essere dovunque, in un abbraccio, in un gioco speciale, nel sorriso del proprio amico. A tal proposito sono molto contenta di osservare sempre più nelle scuole, dai gradi inferiori come la scuola dell’infanzia, attività e laboratori di educazione all’emozioni o all’affettività

Spesso i bambini gioiscono in maniera euforica, anche molto fisica, con salti, urla, ecc. E’ giusto “educare” queste esternazioni o è meglio lasciarli esprimere liberamente? Squalificare le emozioni è sempre sbagliato, le emozioni vanno sempre riconosciute e validate. Tuttavia, con salti e urla, non stiamo parlando della gioia, ma al massimo della sua espressione comportamentale che può essere scelta. Possiamo quindi insegnare ai nostri bambini un modo differente per esprimersi, magari lasciandosi coinvolgere nel racconto della gioia e nella manifestazione, mostrando loro altri modi per esprimerla, per esempio un abbraccio forte, un balletto, un bel 5.

Quante volte siamo circondati da motivi di cui gioire ma non li valorizziamo! Cosa fare? Un modo alla porta di tutti per accrescere le esperienze emotiva della gioia è aumentare la ricettività agli stimoli nella vita quotidiana, e non legarla solo a esperienze eccezionali o a rare occasioni superlative. Rendersi invece sensibili alle piccole gioie di ogni giorno, aumenta la possibilità di alimentare e sedimentare un costrutto più complesso, la felicità.

Cosa consigli a noi adulti? L’esperto della gioia non esiste, non si trovano elenchi di azioni che sollecitano la gioia. Però possiamo dire che il primo passo è concederci del tempo per ascoltarci “dentro”, creando le condizioni per poterci mettere in contatto con le nostre emozioni. Certo nella nostra quotidianità, piena e frenetica, è più difficile, ma spesso possono bastare pochi minuti e una semplice azione (premiarsi, valorizzarsi, ringraziare chi è carino con noi, ricercare il contatto fisico, anche un abbraccio) per vedere riemergere l’emozione della gioia. Pensiamoci come degli esploratori e impariamo a seguire le tracce che ci conducono a questa emozione. Non si può insegnare ai bambini ciò che noi non pratichiamo. Come possiamo chiedere loro di vivere la gioia se noi non la abitiamo?

Veniamo ai consigli per i bambini, allora. Innanzitutto possiamo sollecitare la consapevolezza attraverso domande. Per esempio: “ti è piaciuto?” “sei contento?”. Rendersi disponibili ad ascoltare i loro racconti, senza fretta, accertandosi di aver capito, provando ad osservare il mondo con i loro occhi. Lasciamoci raccontare la loro gioia provata per una nuova scoperta e per quel gioco speciale fatto con il loro amico. Siate le orecchie in cui portare la propria gioia. Questo è un prezioso aiuto per decifrare e tradurre in parole quel misto di sensazioni che vengono avvertite, magari confusamente. Inoltre è importante ricordare che si può comunicare con i figli non soltanto con le parole ma con tutto il resto, cioè con il non verbale, i disegni, le canzoni, i giochi, le filastrocche e attività di ogni genere. Per esempio il disegno aiuta i bambini a parlare anche nella timidezza, e infonde un senso di familiarità e conforto, permettendo loro di sedimentare esperienze emotivamente positive. Anche attraverso i giochi i bambini sviluppano gran parte del linguaggio e dell’intelligenza e lo usano anche per esplorare le proprie emozioni. Un’ottima cosa è provare insieme vecchi giochi che magari abbiamo fatto anche noi da piccoli. Come il “gioco di Pollyanna”, cercare il positivo degli eventi, oppure “La Valigetta”, preparare una valigetta immaginaria o disegnata piena di cose gioiose da usare nei momenti in cui si ha più bisogno. Infine mi piace ricordare che oggi i genitori possono contare su molti materiali in grado di aiutarli nel compito di verbalizzare emozioni, o trovare le nuove parole per descrivere le emozioni. Ci sono infatti cartoni, cortometraggi e libri favolosi, divertenti e  ricchi di poesia.

La gioia è un’emozione che ci può aiutare anche nei momenti difficili… Certo, una separazione o un cambiamento inatteso destabilizzano la quotidianità nostra e dei bambini. Anche in questi momenti trovare degli “spazi”, delle piccole isole sicure in cui “allenare la gioia” è ciò che serve di più a un bambino per sentirsi rassicurato, protetto e amato e lo difende dagli effetti negativi degli eventi dolorosi, rinforzando la resilienza, cioè la capacità di far fronte alle difficoltà  in maniera positiva.

E noi adulti? Come ritrovare la gioia nei momenti difficili?  Il discorso non è molto diverso con gli adulti. Uno dei miei ambiti di lavoro con le famiglie è la Separazione (Mediazione Familiare e la Consulenza Psicologia specifica in Separazione). Da questa prospettiva osservo spesso le persone che in un momento di difficoltà si lasciano travolgere da emozioni come rabbia, tristezza, paura, che sono sicuramente le emozioni predominanti del momento, ma non le sole. È molto importante anche nei momenti più complessi, di forte preoccupazione o tristezza, introdurre azioni che ci permettano di sperimentare in contemporanea altre emozioni, ad esempio coltivare un hobby preferito, fare atti di gentilezza, passeggiare tutti i giorni. Infine ricordarci che se ci sentiamo persi, e la gioia da tanto non compare in noi, chiedere un parere a uno psicologo è importante.

Ambra Durosini – Psicologa e Mediatrice Familiare

339.4905836 – ambra.durosini@gmail.com Riceve presso il Centro Medico Monterosa Via Monte Rosa 3 Tel. 02.4800115 – Membro dell’associazione Camefam