Quando la mamma è stanca: emozioni, fragilità e verità da dire ad alta voce

di Maruska D’agostino, pedagogista

C’è una verità che spesso resta sospesa tra le mura di casa, silenziosa ma presente: anche le mamme si sentono stanche. Non solo fisicamente, ma profondamente, dentro. Ci sono giornate in cui ogni richiesta sembra l’ennesima goccia che rischia di far traboccare il vaso, giornate in cui il sorriso si sforza di restare acceso, ma dentro si vorrebbe solo silenzio.
In quei momenti, il pensiero corre veloce: “Sono una madre sbagliata?”, “Perché non riesco ad essere paziente?”, “Perché mi sento così sopraffatta?”. E poi, come un’eco che rimbomba: il senso di colpa.

Maruska D’Agostino
Mamma,docente di Scuola Primaria e dell’Infanzia,
pedagogista presso Nisaba – studio pedagogico, via Ettore Brambilla 18, Cantù (CO)
maruska.dagostino@gmail.com, IG: @maruskadagostino

Non siamo infallibili, siamo umane: il sovraccarico emotivo e il senso di colpa
La maternità è spesso raccontata come un’esperienza totalizzante e luminosa, ma c’è un lato che merita ascolto: quello della fatica emotiva. Le madri non sono solo “mamme”: sono anche donne, lavoratrici, compagne, figlie, amiche. Portano sulle spalle un carico invisibile di pensieri, preoccupazioni, scadenze e cura, che spesso si somma (e a volte si sovrappone) a quello della genitorialità.
Dal punto di vista psicologico si parla di sovraccarico emotivo quando le risorse interiori si esauriscono più velocemente di quanto si riesca a rigenerarle. In questa dinamica, la relazione con i figli — pur desiderata, amata, centrale — può diventare, temporaneamente, un ulteriore luogo di fatica. Non perché i figli “pesino”, ma perché in quel momento la mamma si sente in affanno.
Il senso di colpa è forse una delle emozioni più complesse nella genitorialità in generale e nel ruolo di madre. Nato da un desiderio profondo di essere presenti e adeguate, esso può diventare paralizzante e quando diventa cronico nelle mamme, anziché motivarle, le logora.

L’effetto sui figli: tra empatia e assorbimento
I bambini, soprattutto nei primi anni di vita, sono profondamente sintonizzati sullo stato emotivo del genitore. Assorbono, prima ancora di comprendere.
Quando una mamma è emotivamente stanca o assente, il bambino lo percepisce e può rispondere con agitazione, richieste continue, crisi o silenzi. Questo può alimentare ancora di più la fatica della madre, in un circolo difficile da spezzare.
Ma c’è una buona notizia: non serve essere perfette, basta essere sufficientemente presenti. Come ci insegna Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista, ciò che conta davvero è essere una “madre sufficientemente buona”.

Tre strategie per alleggerire il carico emotivo
Quando il carico diventa troppo pesante, il primo passo è riconoscere che è legittimo sentirsi sopraffatte. Il secondo è agire in modo consapevole.
Ecco alcune strategie semplici ma efficaci che possono aiutare a ritrovare un po’ di equilibrio quotidiano:

1. NOMINA CIÒ CHE PROVI (ANCHE CON IL TUO BAMBINO)

Mettere in parole le emozioni aiuta a liberarle. Se ti senti stanca, frustrata o triste, prova a dirlo con semplicità, sia a te stessa, sia a chi ti sta accanto. Puoi usare frasi del tipo: “Oggi mamma ha avuto una giornata difficile, ha bisogno di un po’ di silenzio” oppure “Non ti preoccupare, la mamma è solo un po’ stanca.”
Questo aiuta il bambino a capire che le emozioni non sono pericolose, che si possono esprimere e che non è colpa sua se la mamma è giù. Un gesto semplice, ma potentemente educativo.

2. CREA SPAZI DI DECOMPRESSIONE EMOTIVA

Anche pochi minuti al giorno possono aiutare a ricaricare la mente e il cuore. Non aspettare di crollare per fermarti.
Ecco alcune azioni pratiche che puoi svolgere quotidianamente:

*Prenditi 10 minuti per una passeggiata da sola o per ascoltare musica in cuffia.
*Sorseggia una tisana in silenzio, lontana dallo smartphone.
*Respira profondamente per 3 minuti chiudendo gli occhi e ascoltando il tuo corpo.
*Scrivi su un quaderno tre cose che hai fatto bene oggi.

Questi micro-rituali sono come pause rigeneranti nel mezzo del caos quotidiano.

3. CERCA ALLEANZE, NON GIUDIZIO

Condividere il peso alleggerisce: scegli con cura chi può ascoltarti senza giudicare.

*Parla con un’amica che vive una situazione simile, senza sentirti “meno madre”.
*Organizza una mini chat di supporto con altre mamme, anche solo per sfogarti.
*Rivolgiti a uno specialista (psicologo o pedagogista)  per avere uno spazio neutro dove rielaborare le tue emozioni.
*Coinvolgi il partner nella gestione familiare con una richiesta chiara, come per esempio: “Oggi ho bisogno che pensi tu alla cena”.

In conclusione…
Non c’è nulla di sbagliato nell’essere stanche. Non c’è nulla di male nel prendersi una pausa, nel sentirsi inadeguate, a volte. Essere mamma non vuol dire essere infallibile. Vuol dire esserci, anche nei giorni no, con sincerità, con cura, con la consapevolezza che anche la fragilità può essere educativa. Perché è proprio da lì che i figli imparano cosa vuol dire essere umani.

E se senti che tutto sta crollando…
La stanchezza emotiva, se ignorata, può diventare silenziosamente cronica. Se senti che il carico sta diventando troppo pesante, è il momento di fermarti e ascoltarti davvero: CHIEDI AIUTO!
Un percorso di coaching pedagogico può offrirti uno spazio di ascolto e riflessione in cui ritrovare centratura, strumenti educativi efficaci e nuove energie per affrontare la quotidianità. Contattami per una prima consulenza gratuita.

 

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