Come riconoscere i segnali dell’autismo. Linguaggio, relazione, gioco.
A volte un genitore non vede qualcosa di “sbagliato”: sente che il proprio bambino sta comunicando in un modo diverso. Nel modo in cui guarda, gioca, usa i gesti, risponde, sta con gli altri. In questi casi la cosa più utile non è correre a una conclusione, ma fermarsi a osservare. Ne parliamo con la neuropsichiatra infantile Valeria Tessarollo, per offrire ai genitori importanti indicazioni su cosa osservare e a chi rivolgersi.

1. Cos’è lo spettro autistico e quale la variabilità di manifestazione nei diversi individui?
Si parla di spettro autistico perché non esiste un solo modo in cui si manifesta. Ogni bambino ha un proprio profilo, con tempi, caratteristiche e bisogni diversi. Per alcuni le difficoltà riguardano soprattutto il linguaggio; per altri la relazione, i cambiamenti, le routine o la sensibilità a certi stimoli. In alcuni casi i segnali emergono molto presto, in altri in modo più sfumato. È questa varietà a spiegare perché si usa la parola “spettro”.
2. Quali sono i segnali e i comportamenti che si possono osservare per individuare precocemente possibili segni di autismo nei bambini?
I segnali più precoci riguardano spesso la comunicazione e la relazione: poco contatto di sguardo, scarso interesse per volti e persone, difficoltà a rispondere al nome, uso limitato dei gesti, gioco simbolico povero o poco variato, minore partecipazione ai giochi sociali. Possono comparire anche ritardo nel linguaggio, movimenti ripetitivi, uso sempre uguale dei giochi o forte sensibilità a suoni e altri stimoli. A volte il dubbio emerge con l’ingresso al nido o alla scuola dell’infanzia, quando il bambino fatica a stare con i pari o tende a isolarsi.
3. Qual è il corretto percorso di presa in carico? E da che età è opportuno intraprenderlo?
Quando alcuni segnali si ripetono, è importante confrontarsi con uno specialista del neurosviluppo, come neuropsichiatra infantile o psicologo esperto. Prima si comprende il bisogno, prima si può costruire un percorso adatto. Anche nei bambini molto piccoli, già intorno ai 18-24 mesi, può essere utile iniziare un intervento mirato sulle competenze comunicative e relazionali. L’obiettivo non è etichettare, ma accompagnare il bambino nel modo più giusto e nel momento più utile.

Nei centri medici Welcomed il lavoro sul neurosviluppo parte dall’ascolto, dall’osservazione e da un confronto attento con professionisti dedicati all’età evolutiva, per accompagnare bambini e famiglie con percorsi costruiti sui bisogni di ciascuno.
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