Rientro: non è sempre facile!Di nuovo al lavoro e a scuola: come affrontare serenamente questo periodo intenso

di Valentina Valente

Quando arriva il momento delle vacanze, ognuna di noi tira un sospiro di sollievo ed entra in una dimensione più umana. I ritmi rallentano, passiamo tutto il tempo possibile con i nostri bambini, dedicando a loro il massimo delle attenzioni e prendendoci cura anche di aspetti che a volte sono delegati a tate e nonne, come il semplice lavarli, vestirli, o giocare e condividere nuove esperienze. Li ascoltiamo con più attenzione perché il telefono non squilla (è un’amara verità su cui riflettere), finalmente non abbiamo appuntamenti o riunioni urgenti. Inutile negare che bastano pochi giorni per sentirci felici e appagate di questa dimensione. Anche se a volte le vacanze con i bambini possono essere un pò faticose, è sempre bellissimo poterle vivere così intensamente.

Ecco perché il “rientro” alla vita normale, sia per le mamme che per i bambini, può essere impegnativo da un punto di vista psicologico: chi di noi almeno una volta non si è posta la domanda, dopo le vacanze o dopo il periodo di maternità: e se stessi a casa? Ne abbiamo parlato con Laura Romano, pedagogista,per farci dare qualche consiglio su come affrontare al meglio questi cambiamenti ciclici e importanti nella vita di ogni famiglia.

Perché a volte il rientro al lavoro, per noi mamme, può essere accompagnato da sentimenti contrastanti, positivi e negativi, talvolta anche da tristezza e ansia?

Il rientro al lavoro dopo il periodo delle vacanze è spesso contrassegnato da vissuti emotivi ambivalenti: da un lato, l’entusiasmo per la ripresa della propria attività (il lavoro non è soltanto una occupazione, ma anche un ambito, un contesto nel quale vivere importanti aspetti identitari, biografici e relazionali); dall’altro lato, ansia all’idea di dover nuovamente lasciare il proprio bambino e di potergli dedicare meno tempo, e tristezza per la mancata condivisione dei tanti piccoli grandi momenti della quotidianità. Credo che questo dipenda dal fatto che la separazione, dopo un periodo di vacanza, riattivi i vissuti ambivalenti delle separazioni precedenti: dal parto al primo distacco dopo il periodo di maternità. Ogni nuova separazione – per quanto si connoti diversamente per molte ragioni – ricapitola le precedenti. E tanto più sono stati vissuti serenamente i precedenti distacchi, tanto meglio si riesce ad affrontare anche il rientro dalle vacanze.

Tutto sembra mettersi in discussione e alcune delle nostre certezze vacillano. Come rimettere ordine nei nostri pensieri più intimi?

Il modo più produttivo per ritrovare serenità ed equilibrio è tentare di attribuire significato e valore non soltanto al proprio rientro di mamma, ma anche a quello del piccolo. Riflettere su quanto l’ambiente extrafamiliare risulti stimolante sotto molti punti di vista può aiutare ad affrontare meglio il distacco. L’adulta dedicherà pensieri e gesti all’attività professionale, si confronterà con persone coetanee che le potranno offrire stimoli e che la coinvolgeranno su un piano relazionale di simmetria; il bambino giocherà, sperimenterà, godrà degli stimoli che soltanto il gruppo dei coetanei può offrirgli al nido o alla scuola dell’infanzia. Il rientro va pensato come un’opportunità di crescita per tutti.

Tra i sentimenti più nascosti vi è senza dubbio il senso di colpa… come affrontarlo in modo positivo e costruttivo?

Nella mia esperienza professionale, il senso di colpa appartiene maggiormente alle mamme che scelgono di dedicarsi a un’attività professionale. Coloro che non hanno alternative – ovvero che lavorano per necessità economica familiare – provano soprattutto frustrazione, talvolta rabbia e risentimento. Le mamme che amano la propria professione, che lavorano per passione, pur potendo eventualmente interromperla o rinunciarvi, vivono talvolta il senso di colpa giudicandosi egoiste o “snaturate”, poiché non privilegiano il ruolo e la funzione materna. Vale quanto detto sopra: la gratificazione che deriva dall’appartenere anche a un contesto extrafamiliare può consentire di offrire un tempo qualitativamente migliore al bambino, senza deprivazioni particolari. Fondamentale, ovviamente, resta saper trovare questo tempo e non lasciarsi “risucchiare” dal lavoro anche quando si rientra a casa (“schiave” del cellulare, delle mail…).

Anche i bambini possono vivere il rientro alla routine quotidiana con sentimenti di disagio? Come aiutarli a riprendere il ritmo?

Ovviamente anche i più piccoli possono provare disagio e disorientamento;la routine quotidiana dopo il rientro è sicuramente più impegnativa (orari, attività, figure di riferimento differenti dai genitori…) e aver trascorso del tempo “privilegiato” con la mamma può suscitare piccole “crisi”, proprio come se si trattasse del primo inserimento (al nido o alla scuola dell’Infanzia). È possibile aiutarli rinforzando o creando dei rituali per i momenti del buongiorno e della buonanotte oppure per quelli della separazione e del ricongiungimento. In età prescolare la categoria spazio-temporale non è strutturata e il bambino può avvertite il tempo che trascorre lontano dalla mamma come un’eternità. Il rituale ha lo scopo di rassicurarlo rispetto al fatto che il ricongiungimento avverrà, secondo un ritmo in qualche modo prevedibile.

Noi donne spesso pensiamo di poter fare tutto da sole, dimenticandoci che a volte un aiuto può servire. Come riconoscere quando è meglio alleggerire il nostro carico emotivo e farci aiutare? E come?

Una fondamentale lezione di vita è che nessuno può farcela da solo. Che si tratti delle chiacchiere con un’amica, del sostegno di una persona di cui ci si fida, di un aiuto professionale, accettare di non bastare a se stessi credo sia un apprendimento essenziale una maggior serenità personale. Ci si può rendere conto del fatto che “la misura è colma” quando – più o meno consapevolmente – si modificano in senso negativo i propri interventi educativi nei confronti del figlio, in un senso o in quello opposto. L’approccio pedagogico non è funzionale quando al piccolo si concede tutto, quando gli si perdonano comportamenti non adeguati, quando non si riesce a fornirgli i necessari limiti e regole (magari proprio per il senso di colpa di cui parlavamo poco sopra…) oppure quando si reagisce con tono irritato, con un volume della voce troppo alto, quando non si presta la dovuta attenzione alle sue richieste, alle sue mille domande; in queste situazioni è utile un confronto per ricalibrare i propri interventi educativi, partendo da una rivalutazione del senso e del valore attribuito al proprio profilo e alla propria biografia di lavoratrice.

Le dinamiche sono le stesse per una neomamma che, finito il periodo di maternità, torna in ufficio?

Un momento davvero delicato…. In effetti, il “primo rientro” presenta tutta l’ambivalenza di cui ci siamo già occupate, con – in più – la fatica emotiva del primo vero distacco e con l’ansia per aver affidato il piccolo ad altri; che si tratti dei nonni, della baby sitter, dell’educatrice del nido, in ogni caso la mamma vive, nei confronti della figura che condivide la quotidianità con il proprio bambino, sentimenti contrastanti, che vanno dalla gratitudine alla gelosia, dalla fiducia alla critica. È un passaggio delicato, che spesso mette in crisi la neomamma e, con lei, il sistema famiglia.

Il tema del rientro è legato un po’ al tema del cambiamento; ci può indicare qualche semplice regola generale, che ci aiuti a gestire i cambiamenti in famiglia?

Il cambiamento è l’aspetto fondamentale e irriducibile di ogni traiettoria esistenziale, di ogni biografia, individuale e collettiva. Dunque, anche la famiglia evolve, si trasforma: i suoi equilibri interni si modificano via via che cambiano le situazioni e le esperienze di ciascun membro del nucleo. Questa lettura, forse, può rappresentare anche una strategia positiva per affrontare il rientro, per avvertirlo come opportunità di crescita piuttosto che come un limite o un sacrificio. Il mondo extrafamiliare offre stimoli che potranno poi essere rielaborati e condivisi all’interno del nucleo e che potranno sostenere lo sviluppo di tutti e di ciascuno.

Laura Romano – Pedagogista e Formatrice

Responsabile Centro Ananke Como – trattamento dei disagi e dei disturbi alimentari.

laura@lauraromano.it

Laura Romano - pedagogista e formatrice