La scelta della scuola superiore

Un passo importante da vivere in famiglia. Ecco qualche consiglio. La scelta della scuola superiore è un momento molto delicato e importante nella vita di un adolescente e dell’intera famiglia. Accompagnare i ragazzi in questa scelta è un compito che va affrontato con responsabilità, dai genitori. Come? Abbiamo chiesto qualche consiglio a Laura Romano, pedagogista.

di Valentina Valente

In che contesto si colloca la scelta della scuola superiore? La questione dell’orientamento alla scuola superiore – da sempre e, in particolare, da quando è stato introdotto l’innalzamento dell’obbligo fino al sedicesimo anno di età – risulta particolarmente rilevante perché coinvolge vari attori e le dimensioni del passato, del presente e del futuro. Tale scelta si deve compiere in un delicato momento evolutivo, in una fase di transizione nella quale i ragazzi sono chiamati ad assolvere numerosi compiti evolutivi, tutti correlai fra loro. Tali compiti evolutivi riguardano la graduale assunzione dell’identità di genere adulta (dunque il corpo e la corporeità); la separazione dalle immagini genitoriali infantili (il disacco e la progressiva conquisa di una sempre maggior autonomia); la nascita sociale (l’ampliamento delle relazioni e la ricerca di una propria collocazione all’interno del gruppo dei pari).

Qual è l’elemento principale che guida i ragazzi alla scelta della scuola?All’interno di questa “fatica evolutiva” la scelta della scuola superiore richiede conoscenza di sé e progettualità; ecco perché un percorso di orientamento svolto con un professionista esperto in questo ambito risulta cosí funzionale.

Chi può aiutare i ragazzi nell’orientamento e come? Sul palcoscenico dell’orientamento si muovono molti attori: l’orientatore (ovvero un professionista che si occupi di accompagnare i ragazzi e la famiglia nella scelta, conoscendo tanto la specificità di questa fase evolutiva quanto l’offerta formativa in termini di percorsi) certamente; gli insegnanti; i genitori; i coetanei; e il protagonista, la ragazzina o il ragazzino. E ciascuno deve recitare con consapevolezza la propria parte.

Quali sono gli errori da evitare? Poniamo attenzione alle motivazioni della scelta: i coetanei, gli amici, spesso giocano un ruolo essenziale, anche se in modo inconsapevole; esiste il rischio che una scuola superiore venga scelta soltanto perché verrà frequentata dall’amica/o del cuore, considerando poco o nulla la proposta formativa o le proprie attitudini. Inoltre, i genitori dovrebbero prestare sempre attenzione ad alcuni elementi: le proprie aspettative; il confronto con fratelli, sorelle, cugini, parenti vari; il ricordo della propria esperienza passata, che potrebbe spingerli ai due estremi del lasciare totalmente solo il preadolescente per il timore di forzarlo oppure del scegliere al posto suo considerandolo “troppo piccolo” per decidere.

Quindi come possiamo intervenire in modo costruttivo? Innanzi tutto, prendiamo consapevolezza del fatto che il preadolescente necessita, soprattutto, di approfondire la conoscenza di sé; dei propri punti di forza e di debolezza; delle proprie attitudini e dei propri interessi; necessita di esplorare le proprie capacità e competenze; di riflettere sulla motivazione e sulla progettualità; sul differimento della gratificazione, sulla tolleranza della frustrazione e sulle proprie strategie di fronteggiamento delle criticità. Il ragazzo, di fronte a questo delta, è portatore di specifici bisogni orientativi che non possono essere disconosciuti.

Qualche esempio pratico di azioni che possiamo fare in famiglia? La famiglia può e deve partecipare al processo decisionale. Certamente, dialogare senza forzature con la figlia o il figlio rappresenta il primo passo, perché lo sguardo del genitore può cogliere aspetti che non si rivelano nel contato scolastico. Tale sguardo, però, non deve essere guidato da pre-giudizi o da aspettative personali. Può certamente esser importante un confronto con gli insegnanti, per comprendere le reali attitudini e l’atteggiamento complessivo (non soltanto i voti in senso stretto) verso l’impego richiesto dallo studio. È utile anche partecipare agli open day; in particolare, per i ragazzi, è importante partecipare alle giornate di stage, durane le quali si respira maggiormente il clima dell’istituto prescelto. Offrire un percorso individuale di orientamento è la strategia che consente al ragazzo di riflettere su di sé e di esplorare le varie possibilità. Personalmente, propongo un percorso di orientamento così strutturato: cinque incontri complessivi, il primo dedicato ai genitori; tre dedicati alla ragazza o al ragazzo (un colloquio; la compilazione di schede specifiche; una riflessione congiunta su quanto emerso dalle schede e l’individuazione del percorso più idoneo); l’ultimo incontro di restituzione ai genitori con il conseguente consiglio orientativo).

INFO E CONTATTI

Laura Romano – Pedagogista; laura@lauraromano.it